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Riprendiamoci la Cassa!

Nuova finanza pubblica e sociale

L'appello 


Fino al 2003, la Cassa Depositi e Prestiti aveva svolto, per oltre 150 anni, un unico compito: raccogliere e garantire il risparmio postale dei cittadini, e utilizzare la massa di denaro raccolta (attualmente 252 miliardi) per finanziare a tassi agevolati gli investimenti dei Comuni.
Dalla sua privatizzazione -oggi è una Spa, con all'interno le fondazioni bancarie- Cdp ha smesso di svolgere questa funzione pubblica e sociale, e si rivolge agli enti locali per favorire la privatizzazione dei servizi pubblici locali e l'alienazione del patrimonio pubblico, con il paradosso di utilizzare il risparmio dei cittadini per espropriarli dei loro beni comuni.

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Lettera inviata ai Sindaci della Provincia di Torino

Signor Sindaco

Le segnaliamo che Poste Italiane, pur chiudendo il bilancio in attivo con un utile netto di € 1.032 milioni (anno 2012) ha in programma la chiusura di altri 1500 uffici postali  meno redditizi (periferie, piccoli paesi, borgate).

Come Lei ben sa, è all’ordine del giorno la privatizzazione di Poste Italiane con una prima vendita ai privati del 40% del pacchetto azionario.

È in atto una strategia di smantellamento della funzione sociale di Poste Italiane, la sesta azienda italiana per fatturato, la prima per numero di dipendenti, e con una presenza territoriale che garantisce non solo il servizio universale, ma anche la raccolta del risparmio postale, che confluisce in Cassa Depositi e Prestiti.

Assoggettare la logica del servizio postale ai criteri della rendita e del profitto significa diminuirne la presenza sul territorio: meno sportelli, meno sedi, meno lavoratori, orari di apertura ridotti, e addirittura chiusura degli uffici periferici.

Infatti Poste Italiane motiva la loro chiusura  in ragione dell’impossibilità di garantirne l’equilibrio economico e i Sindaci dei paesi colpiti dispongono di ben pochi strumenti per far fronte a questo ennesimo taglio di un servizio di pubblica utilità.

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Con la vendita del 40% delle azioni di Poste Italiane, proposta dal precedente governo e confermata dall’attuale, la più grande azienda italiana entrerà nel regno dei mercati azionari e finanziari. Una grande incognita e un grosso problema per il paese.

Il gruppo Poste Italiane ha 140.000 dipendenti, un miliardo all’anno di utile netto, servizi finanziari, assicurativi e postali, 14.000 uffici su tutto il territorio nazionale. I suoi sportelli raccolgono i risparmi di milioni di cittadini per affidarli, con la massima garanzia e il minor rischio finanziario alla Cassa Deposito e Prestiti, che a sua volta li doveva prestare ai Comuni, a condizioni migliori rispetto al mercato, per realizzare le opere e i servizi pubblici necessari alla collettività.

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