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20210207 Montanari

Le interviste rilasciate recentemente a La Stampa ed al Corriere Torino dal prof. Montanari, ex assessore all’urbanistica della Giunta Appendino, ci hanno lasciati sbigottiti per una certa deformazione dei fatti che hanno accompagnato il processo di rifunzionalizzazione del compendio della Cavallerizza Reale.

Siamo sorpresi che Montanari abbia lamentato la mancanza di risorse per riacquisire il bene (che, ricordiamo, era uno dei punti del programma elettorale della sua Giunta) quando, nei 3 anni del suo incarico assessorile, non ha mai reso pubblico né un dettagliato progetto di recupero e riuso finalizzato a fare dei 36000 m2 della Cavallerizza Reale un Polo Culturale di dimensione europea, passo indispensabile per accedere ai necessari finanziamenti, e neppure le celebri “tre paginette” da lui ripetutamente annunciate per esplicitare gli orientamenti progettuali della Giunta. Non ha neanche mai preso in considerazione o discusso pubblicamente uno dei progetti più completi ed articolati, disponibile e a lui noto sin dall’inizio del suo incarico (scaricabile qui). A dispetto dello scarico di responsabilità riportato nell’intervista, è stato direttamente responsabile di questa assenza di progettazione e, essenzialmente, del fallimento dell’impegno alla riacquisizione pubblica del bene che, ricordiamo, fa parte del sito seriale delle Regge Sabaude, riconosciuto Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.

E come non rimanere poi esterrefatti per le lodi sperticate al documento attualmente discusso in Consiglio Comunale, il PUR (Piano Unitario di Riqualificazione), come elemento di discontinuità rispetto all’operato della precedente Giunta PD e baluardo contro eventuali mire speculative, quando lo stesso consigliere Lorusso (assessore all’Urbanistica nella precedente giunta Fassino) ha dichiarato di voler adottare al più presto questo PUR in quanto coincidente con quanto da loro già previsto alla fine del loro precedente mandato?

Riconosciamo all’ex assessore Montanari di aver operato affinché la Cassa Depositi e Prestiti (attualmente proprietaria di circa metà del compendio) predisponesse il PUR, ma non possiamo neanche dimenticare che questo prevede di destinare il 27% della superficie a residenze di civile abitazione, il 23% ad alberghi e studentati, il 18% ad uffici direzionali (per i quali la Compagnia di San Paolo ha già espresso il suo interesse per trasferirvi la propria sede), il 12% ad uffici e studi professionali, il 6% a ristoranti e negozi e solo il 14% restante a funzioni pubbliche (il cosiddetto polo culturale da realizzarsi nel Maneggio Alfieriano e nelle ex-stalle di via Verdi, locali inutilizzabili da un punto di vista immobiliare e quindi privi di valore monetario).
Come non riconoscere in questo piano un sostanziale intento di privatizzazione quasi completa di questo bene architettonico che ha caratterizzato la storia della città, che è un bene di tutti i cittadini e che tale dovrebbe rimanere, ospitando al suo interno quelle funzioni tanto necessarie ad una città che ha visto nella cultura, nella sua accezione più ampia, uno dei principali obbiettivi di trasformazione?

Noi crediamo che la cittadinanza non sia d’accordo con questa perdita irreversibile del patrimonio cittadino; pertanto opereremo per dare voce ai cittadini ricorrendo all’istituto giuridico del Referendum abrogativo, previsto dal regolamento comunale, per cancellare il PUR attualmente in fase di adozione.

La Società della Cura – Torino
7 febbraio 2021

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Mercoledì 10 febbraio la V commissione Cultura del Consiglio Comunale discuterà la candidatura di Torino a Capitale Europea della Cultura.

 Torino si presenta con un discutibile biglietto da visita: la privatizzazione della Cavallerizza, un Bene Patrimonio dell'Umanità per l'Unesco, il sottostante di una cartolarizzazione per il nostro Comune.

 È quasi certo che 48 ore prima il Consiglio Comunale avrà deliberato l'ultimo passaggio per la privatizzazione della Cavallerizza, non tutta certo: non più dell'86%.

Questa privatizzazione, come è stato ricordato nell'acceso dibattito del Consiglio Comunale di lunedì 1° febbraio, pregiudica la definizione di Patrimonio dell'Umanità, non della sola Cavallerizza, ma dell'intero sistema di Residenze Reali di cui la Cavallerizza fa parte. Per l'Unesco un Patrimonio dell'Umanità deve essere adibito integralmente ad uso pubblico. Non certo a uffici (privati), abitazioni (private) e alberghi (ovviamente privati anch'essi), il tutto di gran lusso.

Non c'è che dire: nel presentarsi con questo biglietto da visita per sostenere la candidatura a Capitale Europea della Cultura ci si discosta alquanto dal tradizionale bon ton subalpino.

Un Consiglio Comunale che tace sui tagli alla finanza locale, che boccia senza una parola di spiegazione l'Ordine del Giorno su derivati comunali e utilizzo della Cassa Depositi e Prestiti, si appresta a votare la cessione definitiva (proprio per sempre) di un bene che è parte della Città da 280 anni. Sì una storia di quasi tre secoli, con il suo inevitabile alternarsi di momenti di gloria e di decadenza, finisce per sempre. Saranno altri a decidere, per sempre.

Gli amministratori del passato si rivoltano nella tomba; quelli del futuro malediranno la sventatezza della scelta. Quelli di oggi (con le lodevoli eccezioni che salvano l'onore della Città) dopo essersi sbarazzati dell'ingombrante eredità della Storia si apprestano a proporre la Città come capitale.... della Cultura, con un biglietto da vista a dir poco inelegante.

 

Torino, 2 febbraio 2021

 

 

 

INTERPELLANZA DEL CITTADINO

a sensi del Capo III, Articolo 11 bis del Regolamento comunale n. 297

 

L’Ospedale Maria Adelaide fuori dalle Universiadi 2025

I sottoscritti cittadini torinesi,

in merito alla candidatura della città di Torino alle Universiadi 2025 hanno appreso dagli organi d’informazione che la Sindaca di Torino ha firmato un protocollo d’intesa con la Regione Piemonte che prevede come sede delle Universiadi l’edificio dell’ex Ospedale Maria Adelaide, da trasformare successivamente in studentato 

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Ci sono novità per il Maria Adelaide?

Ci chiedono gli abitanti di Aurora Rossini Vanchiglietta.

Ecco un aggiornamento da quando ci siamo incontrati in pubblico a raccogliere firme per la riapertura del Maria Adelaide:

La Circoscrizione 7

ha approvato un documento a sostegno della riapertura dell’Ospedale,

Il Consiglio comunale

balbetta sull’emergenza sanitaria, come nella riunione di lunedì 26 ottobre scorso

La Sindaca

sta trattando con la Regione nella Conferenza di Copianificazione  la Revisione del Piano Regolatore, dove si decide anche della sorte dei quattro ospedali che vogliamo riaprire : Maria Adelaide, Valdese, Oftalmico e Einaudi di Largo Cigna. Trattative segrete, o tra pochi intimi, benché la Legge regionale 56/77 garantisca la partecipazione dei cittadini attivi,

La Regione

continua imperterrita a privatizzare il Servizio Sanitario Nazionale

-         a quest’ora avrebbe potuto riaprire il Maria Adelaide, ma usa il nostro denaro per pagare cliniche e alberghi privati, Rsa vuote come quella di via Benevento, per liberare posti letto negli ospedali pubblici di nuovo strapieni per l’aggravarsi della pandemia da Covid-19,

-         Non assume medici e infermieri e lascia a casa quelli che  a suo tempo aveva assunto con  contratto precario di 6 mesi per smaltire le liste d’attesa per visite ed esami arretrati. C’è chi si è visto prenotare un’ecografia per metà dicembre all’Ospedale di  Venaria.

-         I cittadini si sentono abbandonati. Chi può, si rivolge al privato pagando l’assistenza sanitaria a cui abbiamo diritto: ma chi non può pagare?

Oggi, condividiamo ovviamente la richiesta che al Maria Adelaide

sia aperto un centro per effettuare Tamponi rapidi Covid 19.

 

Ma non deve ridursi a un intervento temporaneo, di emergenza. Sia un anticipo

di riapertura dell’Ambulatorio che operava in via Catania, per restituire agli abitanti

di Borgo Aurora Rossini e Vanchiglietta il servizio prelievi, analisi, medicazioni e altre prestazioni sanitarie di prevenzione e cura della salute, di cui sono privi da anni.

In questo periodo di estrema difficoltà a riunirsi e far sentire la propria voce,

la Circoscrizione 7 organizzi almeno un’assemblea pubblica a distanza sul futuro del Maria Adelaide con la partecipazione dell’ASL Città di Torino, della Città della Salute (ex Molinette - a cui il Maria Adelaide appartiene)

e con l’assessore regionale alla Sanità.

La pandemia fa comodo a chi vuol decidere da solo e non rendere conto delle proprie scelte. Non permettiamo che il distanziamento sociale impedisca la partecipazione, la trasparenza, la democrazia.       Torino, 31 ottobre 2020