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Crisi finanziaria in Europa : bisogna finirla con i rattoppi
 
Un’altra brutta domenica per i Ministri delle finanze europei.  Sballottati dagli alti e bassi dei mercati finanziari, il 28 novembre scorso hanno imbastito con il FMI un altro piano di salvataggio per le banche, ribattezzato “Piano di aiuti all’Irlanda”.
 
Un piano di 85 miliardi di euro messo in atto dall’Unione europea e dal FMI che ufficialmente mira  a salvare dal fallimento le banche irlandesi ma che in realtà è un altro gesto disperato per ritardare il momento della verità.
 
Tuttavia, a differenza dei precedenti episodi, non c’è più un solo“esperto” che proclami che questa volta la crisi è sotto controllo. Al contrario, il suo aggravamento è ineluttabile fin tanto che i mercati finanziari non saranno stati disarmati.
 
 
La logica del piano annunciato è trasparente: i creditori delle banche irlandesi – banche e fondi d’investimento europei e internazionali – non vogliono perdere un solo centesimo di euro. Le autorità irlandesi nazionalizzano le loro banche per poter rimborsare tutti i debiti e rassicurare i mercati finanziari. Nella speranza evidente di ri-privatizzarle un’altra volta quando la tempesta sarà passata.
 
Per finanziare questa assicurazione da ogni rischio offerta alle banche internazionali, l’Irlanda – dopo la Grecia – impone alla popolazione notevoli sacrifici. E il Portogallo è anch’esso in pericolo. Gli speculatori, a cominciare dalle stesse grandi banche europee,  hanno già puntato sul prossimo bersaglio: la Spagna, rovinata come l’Irlanda dal crac immobiliare.
 
La pezza posta domenica scorsa servirà a poco. Prima o poi bisognerà arrendersi all’evidenza: l’indebitamento degli Stati provocato dalla recessione e dal salvataggio delle banche non potrà più essere rimborsato. Le resistenze sociali che stanno montando in Europa non permetteranno all’industria finanziaria di far pagare l’intero conto alle popolazioni. La Germania ha ottenuto dai suoi partner che i creditori vengano chiamati a pagare nelle crisi del futuro, a partire dal 2013, consensualmente … e se l’85% di loro è d’accordo. Per salvarsi dallo sfascio in corso in zona euro, bisognerà andare molto oltre queste manovre:
 
-         tassazione e stretta regolamentazione delle transazioni finanziarie, a partire da quelle sull’euro; interdizione della speculazione sul debito pubblico e della chiusura dei mercati consensuale
-         procedura di fallimento per le banche troppo indebitate, senza indennizzo dei creditori e azionisti che hanno accumulato profitti scherzando con il fuoco,
-         nazionalizzazione delle banche salvate con fondi pubblici, le quali dovranno essere rapidamente socializzate e cioè poste sotto il controllo democratico  dei dipendenti, dei cittadini e dei pubblici poteri,
-         proibizione alle banche di deposito, che gestiscono il risparmio dei privati, di porsi in posizione speculativa  e di avere filiali nei paradisi fiscali,
-         ristrutturazione del debito, e cioè default parziale per gli Stati strangolati dal peso del debito pubblico: il debito provocato, i regali fiscali ai ricchi, la crisi finanziaria e il salvataggio delle banche, sono debito illegittimo
-         e per finire,  parziale monetizzazione del debito pubblico : La BCE acquista direttamente dagli Stati le loro obbligazioni.
 
In mancanza di misure di rottura con la dittatura della finanza, la zona euro e l’ Unione nel suo insieme sprofonderanno nel caos annunciato, fonte di seismi politici imprevedibili.
 
Attac Francia
Parigi, 30 novembre 2010