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Il 2026 sembra lontano ma è già incominciato il rollio dei tamburi per invocare nuovamente le Olimpiadi invernali a Torino. Sembra una danza sciamanica della pioggia (di contributi); ma con minor onestà intellettuale degli sciamani (nulla ce ne voglia tale onesta categoria) si vuole quasi lasciar intendere che la città sarà annaffiata da generosi contributi senza nulla gravare sui cittadini.

Evidentemente si confida sulla scarsa memoria dei cittadini del Comune più indebitato d’Italia, anche grazie alle Olimpiadi del 2006. Ci si dimentica che il debito che ci opprime è imponente ed è, in misura ragguardevole, un  lascito delle Olimpiadi del 2006. Tra il 2001 e il 2011 è salito da 1,8 a 3,3 miliardi.

L'aver ospitato le Olimpiadi del 2006 ha comportato una perdita di 800 milioni, a detta di uno studio del 2012 dell'Istituto Bruno Leoni (non esattamente una combriccola di esagitati anticapitalisti). Nel calcolo si teneva conto di tutti i benefici, diretti e indiretti, delle Olimpiadi.

E poi… vogliamo dimenticare i lasciti del trampolino di Pragelato (34,3 milioni), della pista da bob di Cesana (110,3 milioni) e della pista free style di Sauze d'Oulx (9 milioni) tutte opere da  dismettere, come ruderi per causa bellica; per non parlare del degrado del villaggio olimpico (140 milioni) che ha meritato addirittura un servizio di “al Jazeera”.

C'è forse da stupirsi che le popolazioni interpellate direttamente, come ad Amburgo o Innsbruck, rispondano “no grazie!”, a cui i torinesi potrebbero aggiungere, con il proverbiale garbo: “come avessimo accettato”. Forse si spera nuovamente di poter offrire un comodo “pantouflage”, con i soldi pubblici, a qualche importante manager privato, come fu fatto nel 2006?

Non dovremo aspettarci obiettività dai media main stream; è sufficiente ricordare gli elogi al professor Monti per aver rinunciato alla candidatura olimpica di Roma e le aspre critiche alla sindaca Raggi per l'identica scelta pochissimi anni dopo. Che sia questo il pluralismo dei nostri media?

Ovviamente si fanno girare stime ottimistiche sulle previsioni di spesa.  Vogliamo solo ricordare lo studio della “Said Business School”, dell'Università di Oxford, sullo sfondamento dei costi degli avvenimenti olimpici.  Nel caso di Torino, che non fu dei peggiori, l'incremento dei costi fu dell'82%.

Forse dovremmo riconsiderare il nostro scetticismo sulle capacità profetiche dei veri sciamani!

In questo caso, tutt'altro che imprevedibile, quali saranno le conseguenze di un ulteriore poderoso incremento del debito comunale?

Facile da prevedere: tagli ai servizi pubblici, ulteriore spazio al consumo di suolo, incremento delle tariffe e magari sarà l'agognata occasione per privatizzare la Smat!

Per questo chiediamo che il Consiglio Comunale non getti la città in quest'avventura, deleteria per la Città e utile solo a pochi costruttori.

 

E qualora non si abbia la capacità e il coraggio di resistere a queste sirene, prive di qualunque approccio razionale di tutela del bene pubblico, almeno si consultino i cittadini e, cosa della massima importanza, si garantisca un'informazione plurale e un equo contraddittorio.

In tal caso, con la consapevolezza di lottare contro la forza titanica di un'informazione strumento di parte, faremo il massimo sforzo per informare i cittadini dei veri costi economici e sociali di quest'avventura utile a pochi e nefasta per molti. Lasciando ad altri il compito, questo sì sciamanico, di spacciare illusioni e lanciarsi in danze propiziatorie... della neve!    

Torino, 8 marzo 2018