Questo sito fa uso di cookie al fine di rendere i propri servizi il più possibile efficienti  e semplici da utilizzare.

Per conoscere con maggior dettaglio cosa sono i cookie, quali sono utilizzati nel nostro sito e come disabilitarli premi il bottone "Per saperne di più". Per accettare l'utilizzo dei cookie premi il bottone "OK".

Regione e Comune : Maggioranze indecorose

Questo 31 maggio 2021 è stata la giornata del Maria Adelaide: il mattino audizione in IV Commissione Sanità della Regione e il pomeriggio interpellanza in Comune sul futuro del Maria Adelaide stesso.

In Regione, a causa o con la scusa del Covid, l’audizione si è svolta a porte chiuse,  limitata a una sola persona, senza possibilità di collegamento a distanza con l’esterno!

Più atleti, più sportivi, più turisti, più soldi che girano  =  MENO SANITÀ e MENO VERDE.

L’ospedale Maria Adelaide trasformato in studentato,  il Prato Parella e  il grande giardino della Scuola D’Acquisto alle Vallette  cementificati allo stesso scopo. L’assessore 5stelle all’urbanistica del Comune di Torino scrive alla Circoscrizione 7, preoccupata per il futuro del  Maria Adelaide,  che  finora “non è stato fatto alcun riferimento alle possibili sedi delle gare e dell’ospitalità degli atleti…”.   Allora sono tutti “busiardi”  i  giornalisti che  continuano a scrivere, senza smentita alcuna,  che  il Prato Parella, il giardino della Scuola D’Acquisto,  serviranno alle Universiadi, come pure l’Ospedale Maria Adelaide  malgrado la sua destinazione ospedaliera pubblica sia stata confermata dal Consiglio comunale di Torino il 20 luglio 2020 ?

20210207 Montanari

Le interviste rilasciate recentemente a La Stampa ed al Corriere Torino dal prof. Montanari, ex assessore all’urbanistica della Giunta Appendino, ci hanno lasciati sbigottiti per una certa deformazione dei fatti che hanno accompagnato il processo di rifunzionalizzazione del compendio della Cavallerizza Reale.

Siamo sorpresi che Montanari abbia lamentato la mancanza di risorse per riacquisire il bene (che, ricordiamo, era uno dei punti del programma elettorale della sua Giunta) quando, nei 3 anni del suo incarico assessorile, non ha mai reso pubblico né un dettagliato progetto di recupero e riuso finalizzato a fare dei 36000 m2 della Cavallerizza Reale un Polo Culturale di dimensione europea, passo indispensabile per accedere ai necessari finanziamenti, e neppure le celebri “tre paginette” da lui ripetutamente annunciate per esplicitare gli orientamenti progettuali della Giunta. Non ha neanche mai preso in considerazione o discusso pubblicamente uno dei progetti più completi ed articolati, disponibile e a lui noto sin dall’inizio del suo incarico (scaricabile qui). A dispetto dello scarico di responsabilità riportato nell’intervista, è stato direttamente responsabile di questa assenza di progettazione e, essenzialmente, del fallimento dell’impegno alla riacquisizione pubblica del bene che, ricordiamo, fa parte del sito seriale delle Regge Sabaude, riconosciuto Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.

E come non rimanere poi esterrefatti per le lodi sperticate al documento attualmente discusso in Consiglio Comunale, il PUR (Piano Unitario di Riqualificazione), come elemento di discontinuità rispetto all’operato della precedente Giunta PD e baluardo contro eventuali mire speculative, quando lo stesso consigliere Lorusso (assessore all’Urbanistica nella precedente giunta Fassino) ha dichiarato di voler adottare al più presto questo PUR in quanto coincidente con quanto da loro già previsto alla fine del loro precedente mandato?

Riconosciamo all’ex assessore Montanari di aver operato affinché la Cassa Depositi e Prestiti (attualmente proprietaria di circa metà del compendio) predisponesse il PUR, ma non possiamo neanche dimenticare che questo prevede di destinare il 27% della superficie a residenze di civile abitazione, il 23% ad alberghi e studentati, il 18% ad uffici direzionali (per i quali la Compagnia di San Paolo ha già espresso il suo interesse per trasferirvi la propria sede), il 12% ad uffici e studi professionali, il 6% a ristoranti e negozi e solo il 14% restante a funzioni pubbliche (il cosiddetto polo culturale da realizzarsi nel Maneggio Alfieriano e nelle ex-stalle di via Verdi, locali inutilizzabili da un punto di vista immobiliare e quindi privi di valore monetario).
Come non riconoscere in questo piano un sostanziale intento di privatizzazione quasi completa di questo bene architettonico che ha caratterizzato la storia della città, che è un bene di tutti i cittadini e che tale dovrebbe rimanere, ospitando al suo interno quelle funzioni tanto necessarie ad una città che ha visto nella cultura, nella sua accezione più ampia, uno dei principali obbiettivi di trasformazione?

Noi crediamo che la cittadinanza non sia d’accordo con questa perdita irreversibile del patrimonio cittadino; pertanto opereremo per dare voce ai cittadini ricorrendo all’istituto giuridico del Referendum abrogativo, previsto dal regolamento comunale, per cancellare il PUR attualmente in fase di adozione.

La Società della Cura – Torino
7 febbraio 2021

https://lasocietadellacuratorino.wordpress.com
https://www.facebook.com/lasocietadellacura.torino
E-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Mercoledì 10 febbraio la V commissione Cultura del Consiglio Comunale discuterà la candidatura di Torino a Capitale Europea della Cultura.

 Torino si presenta con un discutibile biglietto da visita: la privatizzazione della Cavallerizza, un Bene Patrimonio dell'Umanità per l'Unesco, il sottostante di una cartolarizzazione per il nostro Comune.

 È quasi certo che 48 ore prima il Consiglio Comunale avrà deliberato l'ultimo passaggio per la privatizzazione della Cavallerizza, non tutta certo: non più dell'86%.

Questa privatizzazione, come è stato ricordato nell'acceso dibattito del Consiglio Comunale di lunedì 1° febbraio, pregiudica la definizione di Patrimonio dell'Umanità, non della sola Cavallerizza, ma dell'intero sistema di Residenze Reali di cui la Cavallerizza fa parte. Per l'Unesco un Patrimonio dell'Umanità deve essere adibito integralmente ad uso pubblico. Non certo a uffici (privati), abitazioni (private) e alberghi (ovviamente privati anch'essi), il tutto di gran lusso.

Non c'è che dire: nel presentarsi con questo biglietto da visita per sostenere la candidatura a Capitale Europea della Cultura ci si discosta alquanto dal tradizionale bon ton subalpino.

Un Consiglio Comunale che tace sui tagli alla finanza locale, che boccia senza una parola di spiegazione l'Ordine del Giorno su derivati comunali e utilizzo della Cassa Depositi e Prestiti, si appresta a votare la cessione definitiva (proprio per sempre) di un bene che è parte della Città da 280 anni. Sì una storia di quasi tre secoli, con il suo inevitabile alternarsi di momenti di gloria e di decadenza, finisce per sempre. Saranno altri a decidere, per sempre.

Gli amministratori del passato si rivoltano nella tomba; quelli del futuro malediranno la sventatezza della scelta. Quelli di oggi (con le lodevoli eccezioni che salvano l'onore della Città) dopo essersi sbarazzati dell'ingombrante eredità della Storia si apprestano a proporre la Città come capitale.... della Cultura, con un biglietto da vista a dir poco inelegante.

 

Torino, 2 febbraio 2021