Questo sito fa uso di cookie al fine di rendere i propri servizi il più possibile efficienti  e semplici da utilizzare.

Per conoscere con maggior dettaglio cosa sono i cookie, quali sono utilizzati nel nostro sito e come disabilitarli premi il bottone "Per saperne di più". Per accettare l'utilizzo dei cookie premi il bottone "OK".

Sulla finanziarizzazione dell'economia

 

Intervenire con un documento nello svolgersi di vicende difficili per tutti, drammatiche e dolorose per molti, come l’attuale epidemia, potrebbe sembrare gravemente inopportuno.

Sicuramente lo sarebbe se lo scopo fosse quello di trarne profitto politico, individuando un cireneo cui scaricare il fardello della colpa (non dimentichiamo che Cirene era, ed è, una città del Nordafrica !).

Crediamo invece sia giusto e opportuno farlo se lo scopo è di riflettere su scelte che la realtà odierna si è incaricata di dimostrare errate. Scelte che derivano da impostazioni ideologiche e sbagliate.

Quello che potrebbe essere il più grave rischio sanitario attuale è il limite del numero dei letti ospedalieri, in particolare quelli delle terapie d’urgenza.

Questo numero deriva anche dalla scelta di “efficientare” il servizio sanitario, riducendo il numero dei posti-letto per aumentarne la percentuale di utilizzazione , considerando uno spreco (rectius: mancanza di efficienza) la percentuale di inutilizzazione (pur tenuto conto di una piccola percentuale necessaria per assorbire picchi di “domanda”).

pesce 

La nostra città, pesantemente provata da una lunga crisi e da un ancor più lungo processo di deindustrializzazione, ospiterà in questo fine settimana una singolare combriccola di turisti.

 

Non si tratterà di spensierati e golosi vacanzieri che gusteranno la nostra cucina e i nostri vini e nemmeno di acculturati e appassionati personaggi pronti a sciamare curiosi tra musei e bellezze artistiche; purtroppo no. Si tratterà del Gruppo Bilderberg: una  conventicola molto nota nei suoi componenti (rappresentanti dell’élite in stile Forum di Davos); ma non altrettanto in quanto gruppo (non si dica giammai che vogliono il segreto, lor signori semplicemente non amano la pubblicità) e ancor meno per i loro dibatti che avvengono a porte rigorosamente chiuse (solo gli esponenti della plebaglia populista non capiscono il grande valore di questa nuova e raffinata forma di trasparenza).

 

Le eventuali decisioni rimangono segrete (pardon, non vengono divulgate!).

 

Quest’ultima cosa almeno ha un lato positivo. Non dovremo sorbirci il falso moralismo di esponenti dell’oligarchia che pontificano sui mali del pianeta, fra cui lo sconvolgente incremento della diseguaglianza con il suo crescere di sofferenze umane, e il saccheggio delle risorse e dell’ambiente del nostro pianeta. Il tutto a favore dell’ 1% della popolazione mondiale (si veda l’ultimo rapporto Oxfam).

 

Ma quest’ultimo fatto i lor signori del Bilderberg Group si rifiuterebbero di riconoscerlo (almeno pubblicamente) anche sotto tortura.

I mali del pianeta (compresi quelli della nostra città) sono il frutto di trent’anni di applicazione del neoliberismo, della sua incontrastata forza politica e della sua egemonia culturale.

 

Non dimentichiamo che il Bilderberg Group rappresenta uno dei più formidabili bastioni indefessi di quest’ideologia diventata oggi un’autentica religione.

In questi giorni a Torino si ritrovano alcuni dei suoi Grandi Sacerdoti e raffinati teologi.

 

Ai mali prodotti dalla loro ideologia, propongono come unico rimedio più mercato, ancora più mercato, sempre più mercato.

Il cuore e l’intelligenza del popolo (che non è cosi stupido e ignorante come ci vogliono far credere) ha già rifiutato la  loro spaventosa visione del mondo.

 

Signori del Bilderberg Group,

nella città che ha visto tanto un grande movimento operaio

quanto un grande impegno sociale del mondo cattolico,

il formarsi del senso di cittadinanza nel Risorgimento

e di quello democratico nella Resistenza,

siete fuori posto come tutti gli oligarchi.

Torino, 6 giugno 2018

 Basta austerità! Fermiamo il Fiscal Compact!

A fine 2017, il Fiscal Compact (Trattato sulla stabilità, coordinamento e governance nell'unione economica e monetaria), potrebbe essere inserito a pieno titolo nell'ordinamento europeo, divenendo giuridicamente superiore alla legislazione nazionale e rendendo irreversibili le politiche liberiste d'austerità.  
Approvato nel marzo 2012 da 25 dei 28 Stati membri dell’Unione Europea, il Fiscal Compact si colloca nel solco di una serie di trattati e regolamenti -Maastricht, Six Packs, Two Packs- che hanno impresso una svolta monetarista all'Unione Europea e hanno consentito l'affermarsi delle politiche liberiste, con un drastico peggioramento delle condizioni di vita delle popolazioni (...)
Tutto questo può essere fermato: entro fine anno i Parlamenti nazionali devono discutere e decidere il destino del Fiscal Compact. Senza una forte presa di posizione dal basso, non v’è alcun dubbio di quale esito avrà la discussione parlamentare. 
Per questo Attac Italia ha promosso una petizione popolare online (www.stopfiscalcompact.it ), a cui tutte le reti, associazioni e comitati possono da subito aderire e che tutte le donne e gli uomini possono da subito firmare.