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ATTAC  Associazione per la Tassazione delle Transazioni finanziarie e l’Aiuto ai Cittadini

Comitato torinese – via Mantova 34 – 10153 Torino – Cell. 347 9443758

 

 

 

Assessore Rolando

i 10.000 euro ai consulenti finanziari privati,

per un loro parere sui mutui e derivati capestro del Comune

li utilizzi invece per procurare una casa alla famiglia di Carlo

 

I nostri soldi per i servizi sociali NON per ingrassare le banche

 

 

La Stampa – 24 maggio 2018   :   L’ultima occasione di Carlo

Lodovico Poletto         

Carlo ieri mattina voleva morire. Un salto nel vuoto di otto piani dal tetto della casa Atc per urlare a tutti che lui non ne può più di ingiustizie. Carlo è un uomo di 50 anni. Papà di un bambino di 17 che vive attaccato alle macchine. Non respira da solo. Non parla. Non mangia da solo. Non si muove. È piccino nel corpo, ma sorride quando qualcuno gli stringe la mano. Papà Carlo non lavora, è malato. Non paga l’affitto e le spese di Atc da tempo. Tecnicamente è un moroso. Ieri gli è arrivata l’ultima ingiunzione di sfratto: potrebbe fermare gli ufficiali giudiziari - in arrivo oggi - se consegnasse qualcosa. Ma non ha nulla. 
In questa storia i soldi - che non ci sono - contano meno dell’altra ingiustizia, quella per ora solo minacciata. Ed è terribile. Separare papà Carlo e mamma Carmela da Luca, grande per l’anagrafe, ma piccino e fragilissimo. Già, separare, dividere. Perché se oggi Atc li sfratterà - come annunciato ancora ieri - Luca va dritto in una comunità. Le assistenti sociali del Comune hanno già trovato un posto. A Tortona. Poi, se papà, mamma e gli altri due figli troveranno una casa, forse, Luca tornerà in famiglia. Forse. 
In questa storia ci sono anche altri attori. Ci sono gli agenti della Polizia che ieri mattina sono intervenuti quando Carlo voleva lanciarsi nel vuoto. Ci sono i militi della Croce Verde arrivati per dare assistenza. Ci sono i vicini. Tutti senza parole, quando hanno saputo il perché di quel gesto. Carlo alla fine è sceso dal cornicione di questa casa che è l'ultima di Torino. Carmela - l’unica che lavora, ma che ha un quinto dello stipendio pignorato da due società di finanziamenti - è arrivata di corsa. «Per noi non c’è Natale, non ci sono feste, serate in pizzeria o a prendere un gelato. Non abbiamo l’auto, vestiti nuovi o vacanze. Tutto è per Luca e gli altri due figli» dice Carmela. Il debito è grosso. E se nessuno mette mano alla coscienza ci sarà lo sfratto. 

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Il 7 maggio scorso, nel rispondere all’Interpellanza Magliano Artesio sui 12 contratti stipulati dal Comune di Torino su mutui e derivati e sulla manipolazione del tasso Euribor applicato ad essi negli anni dal 2005 al 2008, l’Assessore Rolando ancora una volta ha menato il can per l’aia: ha ammesso che qualcosa non va, ma non si sa bene né il come, né il perché e tanto meno il chi… e dopo due anni di tira e molla sta studiando una delibera di Giunta per affidare a consulenti esterni una valutazione ed eventuale consulenza sulla situazione che si sta incancrenendo.

E intanto continua a regalare alle banche oltre 14 milioni di euro l’anno aggravando il debito della città, sottraendo risorse ai servizi ai cittadini.

Ora però sta superando i limiti della decenza: la Giunta delibera di farsi dire da soggetti esterni alla pubblica Amministrazione se è possibile fuoriuscire dalla situazione descritta, quasi che l’Amministrazione Comunale non disponesse di una propria Avvocatura e che questa non fosse in grado di stabilire

* se la sottoscrizione di impegni finanziari pluriennali per diverse centinaia di milioni di euro non dovesse essere autorizzata dal voto favorevole del Consiglio comunale e non solo dalla Giunta (v. TUEL 267/2000)

* se non sia sufficientemente qualificata – o motivata - a valutare atti (quali mutui e derivati) sottoscritti da dirigenti dell’Amministrazione comunale stessa i cui nomi figurano in calce ai contratti in questione

* se non sia a conoscenza della Decisione della Commissione Europea del 7 dicembre 2016 che all’ultimo capoverso stabilisce testualmente:

In questo decennio di crisi abbiamo conosciuto la parola “debito” in tutto il suo odioso effetto: in suo nome abbiamo assistito a riduzioni di personale, al ridimensionamento dei servizi e al generale impoverimento della città, a causa del taglio dei più svariati capitoli o voci di spesa delle casse comunali. Ogni singola vertenza cittadina (di tipo ambientale, urbanistico, lavorativo o sociale) è venuta sempre a cozzare contro lo spauracchio del debito, dei soldi che mancano e che “purtroppo” impediscono a priori di soddisfare le richieste sollevate, senza doverle nemmeno valutare e discutere. In questo modo si è assistito all’annullamento di ogni possibile alternativa politica: anche l’attuale amministrazione di Chiara Appendino, dopo le rituali promesse elettorali, si è inchinata al sacro debito, che non può essere discusso o intaccato, ma dev’essere solo pagato, e non importa a quale prezzo.

Ma in cosa consiste realmente il debito di Torino?