
ATTAC - Associazione per la Tassazione delle Transazioni finanziarie e l’Aiuto ai Cittadini
Educazione popolare rivolta all’azione

Torino è ancora un laboratorio?
Libri per attraversarne le contraddizioni.
Torino città laboratorio. Questa frase è stata ripetuta fino allo sfinimento, al punto di divenire un luogo comune, ci lascia comunque in eredità l’obbligo di continuare una riflessione sulla città e sul territorio.
Oggi la deindustrializzazione della città, con la sostanziale scomparsa delle industrie novecentesche, non compensata a sufficienza da un difficile abbozzo di reindustrializzazione, basata sulle nuove produzioni del XXI secolo, si verifica in contemporanea con una varietà di altre questioni. Ineludibile la questione ecologica, che vede sicuramente in primis l’emergenza climatica, senza però escludere gravi questione specifiche, riguardanti l’area regionale, derivanti spesso dalla precedente storia industriale.
Le crescenti diseguaglianze acuiscono la gravità della questione della gestione dei servizi pubblici, che si innervano in una dimensione territoriale più ampia (talvolta quasi coincidente con la Città Metropolitana). Gestione in precario equilibrio tra governo democratico e governance (pseudo)tecnocratica.
La scomparsa della grande industria come grande centro di potere politico ha aperto lo spazio a nuovi e non ancora definiti equilibri tra potere economico privato e amministrazioni territoriali elette a suffragio universale. Le stesse classi sociali tendono a rimodellarsi, per lo più per necessità, e a ridefinirsi in quanto tali e ciascuna nei rapporti con le altre classi.
In questa complessa fase di transizione è particolarmente difficile, per vari motivi, udire le voci critiche. Quelle voci che mai come in questi momenti di transizione sarebbero utili.
Ne abbiamo raccolte alcune, che toccano direttamente o indirettamente, la città e il suo territorio collegandosi l’una all’altra e che hanno il merito di fornire conoscenze e chiavi di lettura della nostra realtà usualmente tralasciate dai grandi mezzi di comunicazione di massa.
Riteniamo giusto contribuire a farle ascoltare.
Seguiranno a breve:
“PFAS - Gli inquinanti eterni e invisibili nell'acqua.
Storie di diritti negati e cittadinanza attiva”
con l’autore Giuseppe Ungherese
“Acqua Chiara”
con l’autrice Elisa Bevilacqua
Il dott. Luigi La Spina nel suo articolo su La Stampa di ieri: Città e Aziende un rapporto da rifondare (riportato in fondo a questo comunicato) trascura il fatto che alcuni servizi pubblici locali sono strumenti indispensabili per rendere esigibili per tutti gli abitanti i diritti umani fondamentali : acqua, salute, conoscenza.
Alcuni servizi, per sua stessa ammissione, sono dei monopoli naturali come l’acqua e non può esistere concorrenza tra privato e pubblico, ma solo la scelta politica della sua gestione: pubblica se l’acqua è considerata un bene comune, o privata se è considerata una merce da cui trarre profitto.

Un'altra brutta giornata per Torino
Venerdì si compirà l'ultimo passo per la totale privatizzazione dell’inceneritore di Torino.
La presenza, ormai già drasticamente ridotta, del Comune di Torino negli assetti proprietari sarà virtualmente annullata come ogni reale possibilità di controllo, seppur indiretto, da parte dei cittadini.
Occorre ricordare che quest'opera, controversa sin dall'origine, fu accettata dalle assemblee elettive sulla base del solenne impegno a conservarne la proprietà totalmente pubblica come forma di effettivo presidio della salute pubblica.

Nello stessa seduta in cui raccatta le ultime briciole con la svendita delle Farmacie Comunali e di TRM per tappare i buchi del bilancio, un silente Consiglio sembra non rendersi ancora conto di aver regalato fior di milioni di euro alle banche grazie ai contratti sui derivati che la Corte di Cassazione ha giudicato nulli.
Derivati = spacciati per assicurazioni sui mutui, in realtà sono vere e proprie speculazioni finanziarie su 520 milioni di mutui del Comune di Torino, a tutto vantaggio delle banche
Dopo un tira e molla che dura da anni, allo scopo evidente di non affrontare il problema, oggi, su 50 consiglieri, la sola Consigliera di Torino in Comune, affiancata da un’altra fuoriuscita dal gruppo 5 stelle, è finalmente riuscita a far dichiarare dall’Assessore al Bilancio che nessuno di tali contratti risulta autorizzato da un voto del Consiglio comunale e quindi, per la Corte di Cassazione, è un contratto NULLO!
Tranne la consigliera interrogante, nessuno dei consiglieri comunali si è preoccupato di chiedere quanto ci ha rimesso finora il Comune di Torino (sicuramente alcune centinaia di milioni di euro) tanto meno di farsi assicurare che almeno i milioni di euro previsti a bilancio 2020 e successivi, non saranno pagati. Ma non finisce qui.
L’intera questione sarà nuovamente discussa, alla luce di tutta la documentazione esistente, che l’Assessore Rolando è stato impegnato a esibire a tutti i consiglieri in una prossima commissione consiliare. A quel punto, non potranno più dire di non sapere. Auguriamoci che si rendano conto che siedono in Consiglio comunale in rappresentanza dei cittadini/e torinesi e non delle banche.
Torino, 6 luglio 2020

Il Consiglio comunale di Torino deve votare una proposta di delibera , dichiarata urgente dalla Giunta, per la riduzione del capitale sociale di FCT di 15 milioni di Euro (da 315 milioni a 300 milioni). Questa riduzione segue un’analoga misura del 2017 (da 335 milioni a 315). FCT, il cui unico proprietario è la Città di Torino, è il “veicolo finanziario” del Comune nelle sue numerose aziende partecipate o controllate.
Questa delibera, che potremmo considerare quasi di ordinaria amministrazione, ha come effetto quello di mettere la quota liberata nelle immediata disponibilità della Città.
Alla spontanea domanda: per farne cosa? La delibera offre una spiegazione sconsolante nella sua sommarietà: “Tali esuberanti risorse possono - e pertanto devono - trovare più efficiente impiego se opportunamente indirizzate a migliorare la situazione economico-finanziaria della Città”.