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Lunedì prossimo, 7 maggio, verrà discussa in Consiglio Comunale un’Interpellanza, proposta dai consiglieri Eleonora Artesio e Silvio Magliano, in cui si chiede quali siano le intenzioni dell’amministrazione in tema di derivati.

L’Interpellanza mette in evidenza soprattutto lo scandalo legato alla manipolazione di alcuni tassi di mercato (tra cui l’Euribor) da parte di vari Istituti di Credito.

Tra il 2005 e il 2008 Barclays, Deutsche Bank, Royal Bank of Scotland, Société Générale, JP Morgan, Crédit Agricole e HSBC realizzarono un’intesa volta a distorcere e manipolare il procedimento di fissazione dell’Euribor. La Direzione Generale per la Concorrenza della Commissione Europea (caso AT 39914), con pronunce del 4/12/2013 e del 7/12/2016, ha accertato la condotta illecita di quelle banche, irrogando nei loro confronti sanzioni per circa 1,5 miliardi di euro. Entrambe le pronunce, per non creare troppi svantaggi alle banche, sono state pubblicate dalla Commissione solo alla fine del 2016... All’Euribor sono agganciati i mutui a tasso variabile di milioni di soggetti e famiglie italiani ed alcuni tipi di derivati. Gli effetti delle Decisioni della Commissione Europea si producono anche sugli enti pubblici e, tra questi, il Comune di Torino, che in quel periodo aveva in essere diversi contratti di mutuo e contratti derivati (swaps) agganciati all’Euribor.

 

Non ci risulta che, ad oggi, il Comune si sia attivato per capire se esistono le condizioni per chiedere alle banche la restituzione di tutti gli interessi indebitamente pagati in quegli anni.

La truffa sull’Euribor rende ancora meno tollerabile la questione dei derivati torinesi, contratti (stipulati dal 2002 al 2007, con scadenza anche al 2037) in cui il Comune ha accettato condizioni molto sfavorevoli per sé stesso (soglie di garanzie troppo alte, competenza giurisdizionale inglese, documenti non tradotti, tassi elevati rispetto a quelli dei mutui sottostanti) e su cui l’amministrazione ha sempre mantenuto il massimo segreto (anche l’attuale amministrazione non ha fatto grandi sforzi per la trasparenza, visto che consente la visione dei documenti ma si rifiuta di pubblicarli on line).

Dal 2002 al 2016, per i derivati, il Comune di Torino ha bruciato 74.812.844 €. Negli ultimi anni perdiamo ogni anno circa 15.000.000 €. Con una perdita prevista per il futuro di 167.801.985 € (c.d. mark to market).

Non va creduto l’assessore Rolando quando giustifica l’esito negativo di queste operazioni solo con il momento storico di tassi particolarmente bassi (sollevando il Comune dalle proprie responsabilità), perché i derivati sono rischiosi per definizione e chi li sottoscrive accetta di esporsi anche a scenari sfavorevoli, come una sorta di scommessa, in questo caso fatta con i soldi dei cittadini.

Tenendo conto di tutti gli elementi fin qui citati dovrebbe essere naturale per il Comune mettere in discussione i derivati, a partire da una immediata moratoria per verificare con le banche controparti la revisione di tutti i derivati, se non addirittura l’annullamento di quelli che ricadessero nelle condizioni di illegittimità accertata dalla Commissione UE e costruendo alleanze con gli altri Comuni. Liberando così risorse da destinare ai reali bisogni della collettività: politiche sociali, accoglienza, gestione del patrimonio comune, politiche ambientali, politiche culturali.