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OGGI EMERGENZA SANITÀ, DOMANI EMERGENZA ACQUA.
OCCORRE INTERVENIRE A DIFESA DEL SISTEMA PUBBLICO, INVESTIRE SULLA SANITÀ PUBBLICA, NELL’EMERGENZA E SOPRATTUTTO IN FUTURO.
La drammatica situazione sanitaria che l’Italia sta vivendo in questi mesi non è dovuta solo alla pandemia Covid-19, ha anche ragioni che affondano radici e responsabilità nel nostro recente passato.
Il nostro Servizio sanitario nazionale che costituisce un’eccellenza e che è nato per tutelare il diritto alla salute di ogni persona, ha subito in questi anni troppi tagli.
Secondo i calcoli della Ragioneria dello Stato, tra il 2009 e il 2017 la sanità pubblica nazionale ha perso oltre 8.000 medici e più di 13 mila infermieri.
Nello stesso periodo, a fronte di una sostanziale stabilità di risorse per il servizio sanitario pubblico nonostante l’aumento dei bisogni, sono cresciuti i fondi destinati alla sanità privata (che ha come principale scopo il profitto) e la spesa individuale dei cittadini: sono aumentate le liste d’attesa, e spesso il costo del ticket ha impedito alle persone più deboli economicamente di potersi curare.


Sono stati ridotti i posti letto e chiusi gli ospedali senza offrire efficaci alternative potenziando i servizi territoriali (case della salute, assistenza domiciliare, ecc.).
Oggi i tagli si stanno trasformando, sotto l’incalzare degli eventi, in spese affrettate (con inevitabile incremento dei costi).
In Piemonte, a Torino, lo dimostrano i 10 milioni di euro per adattare le OGR a ospedale quando gli stessi posti letto si potevano recuperare forse con minori spese da ospedali ridimensionati o dismessi come il Valdese, il Maria Adelaide o l’ospedale di Castellamonte.
Oppure attivando da subito alcune RSA già completate solo in attesa di partire (es, gli ex Poveri Vecchi).
Si tratta di un contributo della fondazione CRT che poteva e doveva essere speso meglio.


Rivedere la rete ospedaliera di modo che possa reggere anche nelle situazioni di emergenza e collegarla in modo stretto ai servizi territoriali è il primo obiettivo da raggiungere ad emergenza finita, rimettendo al centro la sanità pubblica.
La tutela della salute non può essere subordinata a parametri esclusivamente economici. Investire sulla sanità pubblica deve tornare ad essere una priorità.
Da una grave emergenza attuale ad una possibile emergenza. Si può trovare un’analogia con un'altra delle possibili emergenze che si sta profilando sul nostro territorio.

Non occorre essere degli esperti per prevedere, dopo mesi di carenza di piogge, una siccità forse più grave di quella che abbiamo conosciuto negli anni scorsi, ma continuiamo a livello nazionale, regionale e del nostro territorio ad avere delle reti colabrodo con conseguente spreco idrico!
Siamo preoccupati ma continuiamo a lottare.
La scelta, nella necessità di dotarsi di strutture di emergenza, di privilegiare l'utilizzo di spazi particolari (OGR), rispetto alla riattivazione di sedi ospedaliere dismesse lascia presagire un loro rapido smantellamento in vista di un “ritorno alla normalità”, inteso come ritorno alle precedenti politiche: riduzione di posti letto, mancanza di una rete territoriale adeguata, scarsa programmazione, rapporto subalterno con i soggetti privati.
Analoghe preoccupate considerazioni pongono gli strettissimi limiti temporali previsti per le assunzioni di personale sanitario, pur trattandosi solo di poche centinaia.
Rasenta il cinismo chiedere di esporsi al contagio e di fare turni massacranti in condizioni difficilissime in cambio di un contratto a termine.
La grave carenza di personale del sistema sanitario piemontese richiederebbe la conferma di tutti i rapporti di lavoro attivati in questa fase di emergenza.
Considerazioni non dissimili da quelle che suscitano, da parte del Comitato Acqua Pubblica, la scelta delle società di gestione dell'acqua (tra cui la SMAT) di concentrarsi su obiettivi di bilancio, privilegiandoli rispetto all'incremento dell'attività manutentiva finalizzata al contenimento delle perdite della rete.
In previsione del prolungarsi anomalo di scarsità di precipitazioni (ma fino a quando anomalo stante il cambiamento climatico?), anche questo tipo di scelte potrebbe rivelarsi gravemente inadeguato di fronte alla situazione.


Per questi motivi il Comitato Acqua Pubblica e la CGIL condividono le preoccupazioni sulla situazione sanitaria e sul gravissimo ritardo di approvazione della legge che affidi la gestione dell'acqua ad aziende di diritto pubblico, senza scopo di lucro e a gestione partecipativa.
L’emergenza sanitaria di questo periodo ricorda a tutti l'inderogabile necessità della difesa dei servizi pubblici ed universali da volontà di riduzione e privatizzazione (le vicende di Acqua e Sanità hanno impressionanti analogie): volontà che mettono in discussione i diritti costituzionali di cui i servizi pubblici sono la possibilità di esercizio concreto.
La CGIL di Torino e il Comitato Acqua Pubblica Torino continueranno a lottare per una sanità pubblica universale adeguatamente finanziata e per il rispetto degli esiti del Referendum per una vera e completa gestione pubblica dell’acqua.

Torino, 22 febbraio 2020