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C'E' VITA SUL PIANETA ITALIA. INFATTI C'E' L'ACQUA


“C'è vita sul pianeta Italia” hanno affermato in molti dopo i risultati delle recenti elezioni amministrative.
Pochi tra loro hanno fatto il collegamento più logico : c'è vita perché c'è l'acqua.
E l'acqua c'è, trasparente e in movimento, da anni.

Diffusa nei territori che hanno contrastato le privatizzazioni, raccolta nel Forum italiano dei movimenti per l'acqua che, dopo aver consegnato con oltre 400.000 firme una legge d'iniziativa popolare, dopo aver realizzato tre grandi manifestazioni nazionali, ha raccolto, nel più totale silenzio dei grandi mass media, senza padrini politici e senza finanziamenti, oltre 1,4 milioni di firme per chiedere i referendum.


E che da tre mesi sta attraversando ogni angolo del paese, con la determinazione di chi lo vuole migliore, con l'allegria di chi vede che sta cambiando.
E' stata una grande esperienza di alfabetizzazione popolare, un' autoformazione collettiva che ha dato nuovo significato alle parole diritti, beni comuni, democrazia, partecipazione.
E' stata una grande esperienza di inclusione sociale, che, attorno a obiettivi radicali - fuori l'acqua dal mercato, fuori i profitti dall'acqua- ha messo insieme storie e culture differenti dentro un grande laboratorio di intelligenze collettive, dentro una nuova agorà di partecipazione diretta.
E che ha già vinto su alcuni punti sostanziali.


Il primo dei quali è quello di aver permesso, dopo anni di sequestro della democrazia reale a tutti i livelli, di affermare un nuovo principio : su ciò che a tutti appartiene, tutte e tutti devono poter decidere.
Non solo. Ha costretto il mondo politico istituzionale ad abbandonare l' autoreferenzialità di una dinamica politica tutta giocata nelle porte chiuse del 'Palazzo' , lo ha obbligato ad aprire le finestre e a discutere di acqua, energia, beni comuni, diritti, società.
Rompendo così culture politiche ed amministrative che si ritenevano inossidabili nella cieca fiducia trasversale all'ideologia del mercato quale unico regolatore sociale.


E' un movimento che ha già vinto culturalmente, nei cuori e nelle menti delle persone.
In questi ultimi giorni di campagna referendaria, oltre al sacro terrore dei grandi gruppi finanziari che intravedono l'anticipata fine del banchetto delle privatizzazioni, stiamo assistendo alla mobilitazione decisa e diretta di partiti politici, governatori di regione, esponenti politici in favore dei SI.


E' un altro straordinario risultato di un movimento che nella sua reticolare opera di sensibilizzazione sociale è riuscito a coinvolgere tanto direttamente le persone da costringere le segreterie nazionali dei partiti a dover prendere atto che qualcosa di nuovo sta succedendo.


E così il PD ha dovuto prestare ascolto ai suoi tanti attivisti di base, mettendo, almeno per ora, in disparte le lobbies interne che in questi anni sono state tra le più fervide nei processi di privatizzazione territoriale; così la Lega Nord ha dovuto prendere atto che nella sua base elettorale e amministrativa, l'idea della consegna dell'acqua ai mercati finanziari faceva a botte con l'esaltazione delle autonomie locali.


Il 12 e il 13 giugno saranno due belle giornate : si vota per la ripubblicizzazione dell'acqua, per la difesa dei beni comuni e della democrazia.
Proprio per questo, e soprattutto a quei partiti, vorremmo fosse chiara una cosa : quel voto non sarà solo un sondaggio d'opinione, o l'espressione di un generico bisogno che il mondo politico istituzionale dovrà interpretare e portare a sintesi.


Dentro la mobilitazione sociale di questi anni e di questi giorni c'è molto di più : c'è l'avvio della riappropriazione sociale dell'acqua e dei beni comuni, c'è l'avvio della costruzione di una nuova democrazia partecipativa, c'è il primo vero stop popolare all'ideologia liberista e del mercato.
C'è il futuro, cui nessuno potrà sottrarsi.


Marco Bersani
Attac Italia – Comitato referendario “2 SI per l'acqua bene comune”