Questo sito fa uso di cookie al fine di rendere i propri servizi il più possibile efficienti  e semplici da utilizzare.

Per conoscere con maggior dettaglio cosa sono i cookie, quali sono utilizzati nel nostro sito e come disabilitarli premi il bottone "Per saperne di più". Per accettare l'utilizzo dei cookie premi il bottone "OK".

 

Assemblea permanente Riapriamo il Maria Adelaide

Largo Maurizio Vitale 113, 10152 Torino

https://www.facebook.com/RiapriamoIlMariaAdelaide/ - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Abbiamo potuto, finalmente, leggere il dossier sulle Universiadi 2025 nella sua parte relativa al Maria Adelaide. Un dossier che secondo l’assessore Iaria, secondo la sindaca Appendino, secondo il Rettore Geuna, secondo l’assessore Icardi, non c’era, non esisteva, era ben di là dall’essere scritto.
 
Ma quando mai? Eccolo qui, con numeri, cifre, dettagli al millimetro e al centesimo: è tutto già deciso, chi amministra questa città e governa l’Ateneo ha mentito nell’adempimento dei suoi compiti istituzionali (ora ci denuncino pure!).
 
Perfino i tempi di attuazione sono ovviamente calcolati al minuto: tre anni per la trasformazione in studentato. In quei tre anni (ma da quando? Dal 2022 al massimo!) nessuno di lorsignori ha pensato ancora a un piano per soddisfare le esigenze di tutela della salute della popolazione, a parte quello redatto dalla nostra Assemblea Permanente e condiviso dall’ANAAO, dal NURSIND e dall’Ordine dei Medici, dei quali l’assessore Iaria ultimamente non ha mancato di tessere le lodi per il bel lavoro di progettazione.
I sorrisi e le prese in giro non si negano a nessuno! 
Da questo dossier emerge che l’Università, che a dicembre aveva rimosso qualsiasi riferimento al Maria Adelaide come residenza per gli atleti, ha continuato nella redazione del progetto, affidata alla Direzione Edilizia e Sostenibilità, nascondendo tutto agli organi rappresentativi (il Consiglio di Amministrazione dell’Università potrebbe forse battere un colpo, avere un moto d’orgoglio per l’offesa subita e finalmente svelata?); l’assessore Iaria ha tenuto all’oscuro il Consiglio Comunale cercando di prendere tempo: lo stesso Consiglio Comunale e la Giunta non dovrebbero, a questo punto, rimuovere immediatamente l’assessore da ogni incarico? O la decenza non sta più di casa in via Verdi e in piazza Palazzo di Città?
L’Università, in sintesi, elenca i tempi e i modi della ristrutturazione del Maria Adelaide, riconoscendo in prima battuta quanto abbiamo sempre sostenuto: lo stabile è in buone condizioni e necessita solo di lavori di manutenzione. Si legge infatti che “allo stato attuale il fabbricato si presenta con un grado di manutenzione accettabile [… ma] si rende necessario un intervento di manutenzione e di risanamento conservativo globale del fabbricato” (Relazione, p. 14).
Ma la torta è troppo golosa: il Maria Adelaide, nei piani di UniTo, dovrebbe essere integrato nel sistema universitario in funzione di “avamposto (fisico e culturale) del sistema universitario” (Relazione, p. 54).
 
Una schifosa narrazione colonialista sui quartieri di Torino nord: un avamposto altro non è che un fortino a ridosso di un’area, quella di Aurora, dove “i dati informali ipotizzano una percentuale molto alta di immigrati irregolari sull'area, dati rilevati, per esempio, dal numero di richieste di permessi di soggiorno respinte, da immigrati senza permesso di soggiorno fermati dalle forze dell'ordine e da immigrati che si rivolgono ai servizi sanitari ai quali si accede anche senza documenti in regola” (Relazione, p. 22). Un’area “allarmante” (Ibidem), sulla quale poter fare profitto, dal momento che la ormai consolidata “presenza della Nuvola Lavazza coi suoi 600 nuovi lavoratori e dello IAAD”, e di altri attori economici ha determinato “un esponenziale apprezzamento al valore degli immobili circostanti” (Relazione, p. 19).
E in una zona come Borgo Rossini, sul confine di un’area allarmante, il fortino dell’Università cosa dovrebbe fare? Già ce li immaginiamo, i benpensanti: contribuire a riqualificare il territorio. È la stessa argomentazione di tutti quei bugiardi promotori delle Universiadi. Peccato che la stessa Università, nella presentazione del progetto, dica chiaro e tondo che la sede del villaggio atleti sarà di fatto indipendente dal tessuto circostante.
All’interno del villaggio infatti è prevista la presenza di una commercial area che fornirà “servizi a pagamento, tra cui: parrucchiere; servizio banca ATM (Automated Teller Machine) e cambio valuta; lavaggio a secco; servizi postali; alimentari; servizi di telefonia mobile; negozi ufficiali di merchandising” (Relazione, p. 34).
 
Con buona pace dello scambio continuo tra i giovani atleti e il quartiere. Gli unici esercizi commerciali a beneficiare, forse, della presenza degli atleti sarebbero (guardacaso) i servizi di ristorazione al dettaglio (i localini che spuntano come funghi da qualche anno a questa parte).
In borgo Rossini i parrucchieri esistono, un ufficio postale pure, a pochi metri da lì – Lungo Dora Firenze 71/a ma gli atleti ne avranno altri personalizzati, bell’e pronti per chi verrà a gareggiare sotto la mole; gli alimentari, ben presenti sul territorio, che hanno aiutato le persone in difficoltà contribuendo alle raccolte di cibo durante il lockdown, verranno premiati con la loro sistematica esclusione da qualsiasi giro economico.
Ancora, l’Università si premura di scrivere che il villaggio olimpico sarà “un ambiente sicuro, protetto e confortevole in cui atleti e funzionari dei paesi partecipanti possono vivere e lavorare in modo efficace” (Relazione, p. 27): gli abitanti e le abitanti al massimo potranno andare a vedere la flag plaza, sempre che abbiano un pass.
Perché, chiaramente, nel villaggio non potrà entrare chiunque senza un invito e un lasciapassare rilasciato dagli organizzatori della kermesse. E anche in quel momento, entrando in un villaggio sottoposto all’occhiuta vigilanza di telecamere (ibidem) gli ospiti saranno costantemente accompagnati dal personale addetto alla sicurezza responsabile del controllo (perquisizione all’ingresso) delle persone, dei loro oggetti personali e dei loro veicoli (v. pp. 28-29). Appunto, un fortino. Altro che integrazione con il tessuto socioeconomico del quartiere.
Un altro tema, quello della mobilità, dà la misura di quanto questi signori continuino a pensare in termini vecchi, senza se e senza ma. Nell’illustrare il tragitto che gli atleti dovranno percorrere dal Maria Adelaide al Palavela, luogo di allenamento e di competizioni, l’Università ricorre ai calcoli del percorso forniti da Google Maps… per le automobili.
E come avrebbe potuto essere diversamente? Non esistono mezzi pubblici che colleghino direttamente il Maria Adelaide al Palavela, a meno di non cambiare come minimo due o tre pullman.
Viene quindi ipotizzato che gli atleti si spostino, ovviamente, su mezzi privati (che godranno di un parcheggio interno al Maria Adelaide o al Campus Einaudi???) lungo l’asse di corso Moncalieri. Un’immagine semplicemente fuori dal tempo per una città che si vanta di essere sempre più green.
Infine, la ciliegina sulla torta che conferma le bugie: al netto di una spesa mostruosa di 31 milioni e 700mila euro per riconvertire un ospedale (la cui acquisizione costerebbe 8 milioni di euro tratti dalle tasche degli studenti e delle studentesse di UniTo, che da quasi due anni non possono usufruire appieno dei servizi universitari!) in un villaggio olimpico per la bellezza di quindici giorni (5 giorni prima dell’inizio delle Universiadi, durata dell’evento, 2 giorni dopo  la partenza delle squadre) quanto spazio verrebbe dedicato alla sanità pubblica, come sosteneva l’assessore Iaria? Zero metri quadri. Avete letto bene: la relazione (a pagina 46) specifica che su 15000 metri quadri solo 482 sarebbero destinati a un pomposo “policlinico-infermeria”. Se vi sembra tanto considerate che alla mensa/bar il progetto destina più di 1000 metri quadri. E dopo? E dopo niente. Perché a Universiadi finite il Maria Adelaide diventerebbe uno studentato, certo, e manterrebbe quei 482 metri quadri, certo, ma per chi? Non per la cittadinanza, ma per gli studenti e le studentesse, così esclus* da qualsiasi contatto con la città che non sia lo svago patinato dei localini. E sempre a proposito di soldi, perché mai l’Università propone di acquisire il Maria Adelaide per 8 milioni? Se ci fosse l’intenzione di realizzare, a universiade finita, uno studentato pubblico, non sarebbe bastato (come sempre in questi casi) un semplice comodato d’uso gratuito?
Insomma, per il quartiere niente, per l’Università e i privati che otterranno commesse astronomiche: tutto.
Questa è la verità, contenuta in oltre cento pagine di relazione relativa al Maria Adelaide, ai prati di Parella, all’area del Lingotto che il Politecnico vorrebbe destinare a residenza. Ed è una verità che dimostra ancora una volta come di fronte ai bisogni di salute della popolazione il Comune e la Regione preferiscano il fresco profumo dei soldi.
Torino, 21 luglio 2021