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Il Consiglio comunale di Torino deve votare una proposta di delibera , dichiarata urgente dalla Giunta, per la riduzione del capitale sociale di FCT di 15 milioni di Euro (da 315 milioni a 300 milioni). Questa riduzione segue un’analoga misura del 2017 (da 335 milioni a 315). FCT, il cui unico proprietario è la Città di Torino, è il “veicolo finanziario” del Comune nelle sue numerose aziende partecipate o controllate.

Questa delibera, che potremmo considerare quasi di ordinaria amministrazione, ha come effetto quello di mettere la quota liberata nelle immediata disponibilità della Città.

Alla spontanea domanda: per farne cosa? La delibera offre una spiegazione sconsolante nella sua sommarietà: “Tali esuberanti risorse possono - e pertanto devono - trovare più efficiente impiego se opportunamente indirizzate a migliorare la situazione economico-finanziaria della Città”.

 

In altre parole saranno alcune briciole date in pasto alla voracità del debito comunale.

Questa scelta, in sè banale e non necessariamente contestabile, rivela la mancanza di consapevolezza politica nell’affrontare la questione del debito.

Debito originato, non dimentichiamolo, da vari fattori di cui vogliamo citare i più significativi: le spese per le Olimpiadi, il blocco dei trasferimenti dallo Stato centrale, l’essersi affidati a strumenti finanziari derivati. Su tutto ha ulteriormente pesato la progressiva privatizzazione della Cassa Depositi e Prestiti con lo stravolgimento dei sui compiti.

Perché un’amministrazione che, non fosse altro per motivi temporali, non ha condiviso scelte sciagurate del passato, non apre ora un autentico confronto con i movimenti sociali e l’insieme della cittadinanza per porre queste questioni (e tutte le possibili risposte) al centro del dibattito politico, eventualmente cercando alleanze con altre città che hanno intrapreso questa strada? Forse per non disturbare il “Sistema Torino”?

Noi riteniamo che sia ora di iniziare a disturbarlo.

Torino, 14 giugno 2019