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Vertice Federutility dannoso per i Servizi Pubblici Locali: si dimetta

 

L'esito dei due referendum sull'acqua NON è la vittoria o la sconfitta di questo o quel partito ma una precisa, democratica, decisione del Popolo Italiano: l'acqua NON è una merce!
Esiste però, chiaramente, uno sconfitto: il vertice di Federutility.

Durante tutta la campagna referendaria Federutility ha assunto abusivamente il ruolo di un autentico “comitato per il NO” (o peggio: per l'astensione).

Sia chiaro che riteniamo perfettamente legittimi tutti gli orientamenti, purché espressi nella veste di cittadini senza strumentalizzare posizioni di potere assunte su mandato di società la cui proprietà è largamente pubblica.

Se la strategia del vertice di Federutility avesse avuto successo, le società di servizi pubblici avrebbero dovuto vendere, tutte insieme e tutte nello stesso tempo significative quote azionarie, peraltro in una congiuntura terribilmente sfavorevole ai venditori.
In altre parole: svendere.

Il danno sarebbe stato sopportato in larghissima misura dagli stessi Comuni (ed altri Enti Locali) che hanno designato questi personaggi come amministratori di importanti patrimoni di proprietà della Cittadinanza.
Ancora dopo l'espressione della volontà popolare e prima della firma dell'atto del suo recepimento da parte del Presidente della Repubblica, i vertici di Federutility hanno scatenato una campagna di stampa per invocare provvedimenti che sterilizzino l'esito referendario.

Dimostrando in tal modo un assoluto disprezzo per il Popolo e per la Costituzione.
Per questi motivi il Comitato Referendario Torinese 2 Sì per l’ Acqua Bene Comune chiede

 le immediate dimissioni del vertice di Federutility
per una ineludibile esigenza di rispetto della volontà di oltre ventisette milioni di cittadini italiani.

Torino 17 giugno 2011

        Referendum. Ascolta il commento di Marco Bersani a radio Onda d'Urto

La Corte di Cassazione ha rinviato di 20 giorni la ratifica e la valutazione dell’esito del referendum del 12 e 13 giugno. La decisione del rinvio è stata dettata  dall’esigenza di aspettare l’arrivo del materiale elettorale dalle Regioni, un ritardo nella trasmissione del materiale che viene considerato fisiologico.