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Stop TTIP!

Ferma il trattato di liberalizzazione UE-USA

Cos'è il TTIP e perchè va fermato 

iofirmo stopTTIP      

Firma ora la petizione europea!

 

La settimana di San Valentino, il Parlamento europeo è chiamato a ratificare il Comprehensive Economic and Trade Agreement (CETA), il trattato con il Canada che i gruppi socialdemocratici e liberali descrivono come « l'accordo commerciale più avanzato e più progressista » mai stipulato finora. David Martin, deputato europeo per il partito laburista scozzese, afferma che questo voto consiste nello scegliere Trudeau contro Trump.

Contrariamente a quanto ripetono i deputati socialdemocratici e liberali, i fatti dimostrano che il Canada di Trudeau non è un partner economico progressista. In effetti, Trudeau e Trump condividono un certo numero di interessi, fra questi il sostegno a un progetto di infrastrutture particolarmente nocivo per l'ambiente: l'oleodotto Keystone XL. Trudeau ha espresso il suo sostegno con vigore e, dopo la sua entrata in funzione, Trump ha già firmato un decreto per annullare il blocco posto da Obama agli oleodotti Keystone XL et DAPA. Quanto al petrolio estratto da sabbie bituminose, si tratta di uno dei combustibili fossili più distruttivi per l'ambiente.

La Campagna Stop TTIP Italia rilancia la giornata europea di mobilitazione decentrata Stop CETA del 21 gennaio prossimo, per aumentare la pressione sugli europarlamentari in vista della ratifica dell’accordo di libero scambio con il Canada prevista per il 14 febbraio a Strasburgo.

Partecipa anche tu, contribuisci a fermare l’accordo tossico Canada – Unione Europea: organizza un volantinaggio, partecipa a un presidio, invia tweet e messaggi agli europarlamentari della tua circoscrizione, fai sentire la tua voce e contribuisci a bloccare un accordo commerciale insostenibile (tutte le info a questo link https://stop-ttip-italia.net/).

Fronte volantino stop TTIP/stop CETA

 

Volantino stop TTIP/stop/CETA retro


di Marco Bersani (Attac Italia)

"Per chi legge in buona fede il mandato negoziale del TTIP, è del tutto evidente che i servizi pubblici non sono oggetto di negoziazione”. Così ripete ad ogni occasione il viceministro dello sviluppo economico Carlo Calenda. “A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca” verrebbe da rispondere citando il famoso “belzebù” della prima repubblica. D’altronde, basta leggere quanto previsto dal CETA (Accordo commerciale Ue-Canada, la cui ratifica partirà nel 2016) e dal TTIP (Accordo Usa-Ue, in fase di negoziazione) per capire chi ha ragione.
Il trucco principale risiede nella definizione di “servizio pubblico” adottata in questi accordi. Una definizione che si basa su due negazioni: a) non è servizio pubblico, quello la cui erogazione può essere effettuata anche da soggetti diversi dall’autorità di governo; b) non è servizio pubblico, quello per la cui erogazione è previsto un corrispettivo economico, anche una tantum.